Da gennaio di quest’anno i nuovi nascituri saranno denominati “Generazione Beta”, ovvero non
avranno mai visto un mondo senza intelligenza artificiale. Per loro tutto sarà fatto con l’aiuto di questo
“miracolo o mostro”, a seconda del lato da cui lo si vuol guardare. Ma cosa c’entrano i denti con la
“Generazione Beta”? Ovvio che il futuro, assai prossimo, prevederà che molti lavori, che oggi vengono progettati dall’operatore con il mouse, saranno sostituiti inesorabilmente dall’AI, ma qui non voglio approfondire questo argomento, semmai ci torno in un articolo successivo, ora è il momento di entrare a “gamba tesa” su un nuovo
criterio di denti artificiali per protesi rimovibili e capire il concetto di “Generazione Beta” anche per questo
settore della nostra professione e cosa bolle in pentola. Facciamoci subito alcune domande: c’era davvero
necessità di altre file di denti del commercio, vista la sterminata varietà di fornitura di questo prodotto?
La risposta la troveremo facilmente seguendo il ragionamento e ponendoci qualche ulteriore quesito
che forse non ci siamo mai fatti! Siamo in un’era digitalizzata a controllo numerico: i denti di stecca o da bocche naturali, sono davvero trasportabili sui software di montaggio, con una banale scannerizzazione?
Per me la risposta è no! Se non si passa per l’astrazione e un modello matematico preventivo, si rimane
fermi all’oggetto fine a sé stesso e si perde la possibilità di utilizzo in larga scala.

Proseguiamo con le domande: i denti di stecca che conosciamo da sempre, sono stati costruiti sulla base
di ricerche serie provenienti dall’analisi matematico geometrica dei denti umani normali, anche al loro
interno? Per me la risposta è ancora no! Si vedono tanta fantasia e vecchie convinzioni, più commerciali che scientifiche, a cui vanno sommate quelle inerenti al settore del “fanatismo” di appartenenza ad una scuola come
ad una setta religiosa, privo di ogni riscontro oggettivo e che azzera per sua natura il ragionamento.
Altra questione: le forme dei denti che vediamo ogni giorno, dedicate prevalentemente alla protesi mobile,
tengono conto delle matematiche e delle geometrie ripetitive della natura, per triturare e muovere correttamente
i cibi e il bolo che ne deriva? Qui sono ancora più perentorio e dico: assolutamente no!
E ancora: è logico alterare la forma funzionale, umana e normale dei denti, in favore dei dati dell’ATM o in nome di un concetto occlusale d’autore che non esiste in natura? Anche qui, da parte mia, un lapalissiano no! Da sempre invece tutti gli operatori o la gran parte di essi hanno fatto così, anche in protesi fissa a dire il vero!
Ultima ma non ultima questione: i denti fino ad ora conosciuti e costruiti sia in protesi fissa che mobile,
sono stati pensati più per un contatto tra loro o per un contatto con i cibi?
Potrei andare avanti all’infinito sulle assurdità e contraddizioni di un sistema dentale mondiale che si
ostina a non osservare seriamente e con strumenti di misura la forma funzionale dei denti. Si è giunti addirittura
a togliere le cuspidi e tutto il sistema fluidodinamico ripetitivo, previsto dalla natura, sui pazienti
più anziani e più deboli, come se fosse logico che a chi ha meno forza muscolare venisse dato un coltello non
affilato per affettare un prosciutto. I pazienti sono costretti a improvvisarsi dei ruminanti per provare a
sminuzzare l’insalata, finendo per appiattire tutto e lasciando che i denti si “cannibalizzino” tra loro nel
tentativo, vano, di non far deglutire il cibo non masticato e lasciare allo stomaco compiti che non gli appartengono. Questo livello di assurdità fa pari con quelle credenze al limite del “tarocco” per cui le donne
avrebbero denti più piccoli e arrotondati, come se osservando un modello di gesso si potesse stabilire, allo
stato attuale delle conoscenze, il sesso della persona. Peggio ancora la scelta dei denti ovali su viso ovale
ecc. come se i denti non avessero un loro progetto genetico totalmente scisso da quello delle ossa craniche
e non esistesse una base scientifica di psicologia della forma, una personalità individuale ecc.
Ma arriviamo al punto, AFG con una collaborazione tutta italiana con Ruthinium ha messo a punto un
concetto innovativo di denti per protesi rimovibile su base naturale umana, generati prima in astrazione
numerica (totale e non solo periferica) e poi fisicamente, piuttosto che il contrario: li possiamo
definire come i primi denti di “Generazione Beta”, ovvero nati già a controllo numerico per la gestione
computerizzata e non emigrati nel digitale! Serviva un dente con un pensiero nuovo che avesse dentro
tutta la conoscenza trentennale dei numeri e delle geometrie di fondo del dente naturale che AFG (Anatomic
Functional Geometry) ha studiato, classificato, codificato e divulgato in 13 lingue, ottenendo i primi
riconoscimenti delle istituzioni, delle università a livello internazionale, delle scuole di odontotecnica e
dei tantissimi corsisti negli ultimi 25 anni. Tutto ciò, unito alla sessantennale esperienza di Ruthinium nel
settore della produzione di materiali e denti per protesi mobile e al contributo di nuove e moderne professionalità nel campo dei software di progettazione, di montaggio e della meccanica digitalizzata, ha portato
ad una logica innovativa che segue la statistica della natura e i processi di fabbricazione di oggi e di
domani. Per essere di “Generazione Beta”, il dente artificiale di stecca deve esistere prima come formula
e poi fisicamente. Gli algoritmi con il concetto di dente medio, devono essere inseriti fin da subito nei
protocolli operativi, per non andare incontro a troppe sorprese nelle fasi di montaggio singolo o di gruppo
nei software dedicati, i quali possono sì, muovere gli spazi, ma non è detto che poi tutto torni, se non è progettato in anticipo. Solo pochi decimi di errore possono far perdere i rapporti e la stabilità, costringendo
l’operatore a eccessivi ritocchi e a falsare le geometrie di fondo. Si potrà così fare l’esperienza di protesi che
quando messe insieme in occlusione, hanno una stabilità simile a quelle che si riscontrano nei modelli in
gesso delle bocche naturali. Il paziente potrà triturare i cibi con la protesi, come faceva in passato con i propri denti, senza difficoltà nel movimento fluidodinamico del bolo, con una facile ricattura delle guance e della lingua senza movimenti strani come spesso si vede fare alle persone anziane e non. Ovviamente la posizione dei denti
nelle protesi e il loro rapporto con le forze di masticazione devono seguire le regole che da sempre le
scuole di protesi totale ci hanno insegnato. Tutto deriva da osservazioni e analisi dei dati di centinaia di
bocche umane e scansioni di esse, che hanno evidenziato la presenza di numerose costanti nei rapporti
dimensionali e direzionali esterne e interne ad ogni singolo dente. Ciò ha consentito di identificare schemi
e modelli ripetibili e prevedibili, come mai era stato fatto prima, con margini di errore espressi al
massimo dentro i 5 decimi di millimetro. Di fatto si ragiona esattamente come l’alta sartoria, come nella
pittura o scultura figurativa, in archeologia ecc. per generare proporzioni e armonia naturale. A partire
da queste osservazioni è stato progettato un algoritmo capace di modificare una dentatura basandosi
su un modello di riferimento denominato M0. Tale algoritmo utilizza costanti individuate per adattare
la configurazione dentale coerentemente con le proporzioni osservate. Per dare validità ai risultati e
rappresentare le varianti all’interno del campione i dati sono analizzati dentro una curva gaussiana. Ciò
mette in luce la distribuzione dei valori intorno alla media e le sue possibilità di discostamento significativo.
Questo dovrebbe anche far capire che non basta più nemmeno scannerizzare una bocca naturale.
Sarebbe comunque un oggetto fine a sé stesso, senza caratteristiche di universalità e senza margini
di adattamento e con il rischio di perdere la codifica dei rapporti.
Con questo metodo a controllo numerico su punti di riferimento evidenti, ci si presentano nuove prospettive
di personalizzazione dei modelli dentali, garantendo precisione e affidabilità.
AFG è la base di ragionamento di tutto ciò, col suo modo unico di rappresentare i denti tramite simboli
comprensibili a tutti, anche a chi, come paziente, avesse fatto solo la terza elementare. I nostri calcoli
matematici non devono impressionare, perché quello che arriva al paziente sono alla fine numerini con
le virgole e semplici forme geometriche che ognuno ha studiato alla scuola di base. Un dente serio, semplice,
senza inutili orpelli, più adatti ai social che ai pazienti. Un dente che non solo rispetta misure, angoli
e direzioni della dentatura umana normale, ma che si rende “raccontabile” sul piano extraclinico. Un
dente che incide sull’autorevolezza professionale del medico e dell’odontotecnico, mentre sono intenti a
far accettare il proprio lavoro e farselo pagare meglio, evitando linguaggi e terminologie incomprensibili.
Già il primo paziente di 92 anni su cui è stata realizzata una protesi con “Acry Nature AFG” ha pronunciato
queste parole (registrate) masticando una mela: “Sto masticando con dente che non ho mai avuto la
fortuna di avere!” Un dente che rende felici le persone intorno ad una tavola, non quando scarica lo stress, per il quale ci sono altri rimedi e presidi. Il paziente non vorrebbe mai una protesi, ma vorrebbe indietro i suoi denti!
Dentisti e odontotecnici parlano troppo spesso di protesi, ora con AFG possono parlare di ciò che interessa
davvero ai pazienti: i denti.

Fonte: INFOMEDIX ODONTOIATRIA ITALIANA 2 2025