Se questo quesito fosse posto a me, la mia risposta sarebbe certamente: sì! Ma credo che, in generale, tutti risponderebbero il contrario. Ovviamente ciò non può accadere né con le lezioni di anatomia dentale classicamente offerte dalle università, né con i classici corsi privati, che hanno l’handicap di non sapere
nulla su come si progetta una forma “dal di dentro”, né su quali siano le codifiche anatomo-funzionali già inscritte dalla natura nel progetto del dente umano normale.
A ciò si aggiunge che la didattica, e la durata di una formazione seria, devono avere le stesse caratteristiche che un conservatorio di musica prevede per chi voglia approcciare professionalmente allo strumento, manuale o digitale che sia. Non si diventa musicisti andando a un concerto, allo stesso modo non si impara a
modellare con un corso di due giorni. Non lo dico solo perché a questo argomento viene dato poco spazio, ma anche perché, quando le lezioni ci sono, sono sbagliate. Sì, sbagliate, senza se e senza ma!
Ho studiato i denti umani per oltre 30 anni con strumenti di misura e ho pubblicato moltissimo sul tema. Insegno a dentisti e odontotecnici come riprodurre l’anatomia umana naturale da 25 anni, con una didattica unica, centrata su semplici numeri e geometrie essenziali (AFG), e per questo sostengo che i metodi finora usati siano errati o obsoleti. Cerco di spiegarmi meglio: le vecchie scuole, che ancora dominano negli istituti e nelle
università, basano la ricerca della forma sui movimenti delle ATM, ottenendo così forme assurde, innaturali, meccaniche — ma soprattutto inventate, o peggio, “d’autore”. I denti sono geneticamente programmati: nascono con una forma definitiva nella zona della corona, quando delle articolazioni, ecc., ci sono solo abbozzi “ectoplasmatici”. Le relazioni con le strutture ossee dipendono dalla posizione dei denti, non
dalla loro forma. Un dentista ha prima di tutto bisogno di affinare la coordinazione cervello-mano.
Questo richiede un esercizio serio, basato su criteri chiari, come solo piccoli numeri e semplici geometrie sanno dare. Solo successivamente, dopo aver programmato (o riprogrammato) i circuiti cerebrali, si potrà accedere ai materiali ricostruttivi, come i compositi. E non fa alcuna differenza se si opera in campo analogico o digitale.
AFG (Anatomic Functional Geometry), da me ideata e pubblicata in 13 lingue, ha studiato non solo i codici segreti dell’anatomia umana — normale e individuale — ma ha anche messo a punto una sequenza di gesti coordinati e sequenziali con cui il dentista pensa un dente umano, e con cui può guidare le sue mani sia nella fase
ricostruttiva sia in quella di rifinitura. AFG consente al medico anche di spiegare il dente al paziente, trasformandolo in simboli comprensibili anche a una persona con istruzione elementare. Può quindi generare
un marketing centrato sul dente, invece che sulla location o sulla tecnologia, risparmiando montagne di soldi!
Attraverso questo sistema di gestione della forma, cambierà anche la gestione manageriale dello studio, con un guadagno enorme in termini di autorevolezza professionale — e finalmente anche economica. Sembra impossibile, ma con AFG ciò diventa realtà dopo un serio periodo di formazione. I numeri nei denti, così, faranno tornare anche i conti.

Ultimo ma non meno importante: un controllo inequivocabile sul lavoro del laboratorio, affinché si riduca lo scempio della consegna di “capsulame” che ogni giorno finisce nella bocca di ignari pazienti. Da ciò deriva anche una riduzione drastica delle incomprensioni e dei rifacimenti, sconfinando addirittura in una migliore tutela legale. Da una nostra analisi, quasi il 99% delle bocche in cui è intervenuto l’uomo presenta forme assurde e piatte dei denti protesici, o, nel migliore dei casi, forme che non hanno nulla a che fare con i denti residui. Alle classiche scuole si aggiungono poi quelle del cosiddetto “dente protesico”, secondo le quali si possono collocare le componenti interne del dente a piacere, senza alcun rispetto per le regole dettate dalla natura. Secondo queste “pseudologiche”, il dente funziona solo quando svincola, e non quando deve sminuzzare un’insalata! Non ci si chiede nemmeno dove finisca il bolo alimentare, o se la persona sia costretta a fare movimenti innaturali con labbra e guance per evitare che il cibo fuoriesca dalla bocca.
Per fortuna, la natura esiste, ha le sue regole — e AFG le conosce bene!
Fonte: INFOMEDIX ODONTOIATRIA ITALIANA 5 2025
